BRENDAN O’CARROLL – IL SUCCESSO? CHI L’AVREBBE MAI DETTO.

Intervista a Brendan O’Carroll – che, per motivi vari, non ha trovato la sua strada naturale sui “grandi” media.

Brendan ha una voce squillante ed è un tipo diretto: dice quello che pensa e lo dice in fretta. E lo capisci da come parla che non è nato nella bambagia. Irlandese di Dublino, è rimasto in tenera età orfano di padre. Mamma-Maureen, che prima di lui aveva già tirato grandi altri dieci figli, non aveva tempo da perdere: deputata laburista, s’affannava a destra e a manca per rendere l’Irlanda un posto migliore. Brendan invece ha mollato la scuola a 12 anni è s’è arrabattato tirando a campare coi lavori più assurdi. Ma poi il successo è arrivato. E caspita, che botta. Brendan O’Carroll, infatti, è l’inventore del fenomeno Agnes Browne, la mamma proletaria più celebre d’Irlanda: uno sceneggiato radiofonico, quattro libri, quattro spettacoli teatrali visti da un totale di otto milioni di persone, un film girato da Angelica Huston. Brandan – per la prima volta in Italia al festival della letteratura di Mantova – oggi è ricco e famoso. «E credetemi», giura, «nessuno è più sorpreso di me».

«Vorrei poter dire che sono un genio, che ho pianificato tutto dall’inizio», racconta. «Ma non è così: tutto è nato da uno sketch per la radio della durata di cinque minuti. E chi l’avrebbe detto che, 16 anni dopo, saremmo arrivati a questo punto? Non certo io». Eppure ci siamo. In questi giorni esce nelle librerie il quarto capitolo della saga, Agnes Browne ragazza. Che racconta il matrimonio di una giovanissima Agnes. Un prequel, dunque, visto che gli altri volumi ci hanno fatto scoprire l’eroina del Jarro – quartiere popolare di Dublino dove vive miss Browne – prima alle prese con la morte del marito, quindi la fatica di mandare avanti la numerosa famiglia – sei marmocchi – e finalmente diventare nonna. L’affresco di una vita intera, o quasi. «Sì, manca ancora qualcosa», dice Brendan. «L’editore mi ha chiesto di colmare il “buco”, ovvero la parte che va dal matrimonio di Agnes alla morte di suo marito. Ci sto lavorando ora: si chiamerà Missus, che in slang dublinese significa moglie. Poi il cerchio sarà compiuto». E visto che siamo ormai vicini alla fine dei giochi, Brendan è in vena di confidenze.

«Quando mi chiedono se Agnes è in realtà mia madre io di solito dico di no». La domanda, ammette Brendan, è d’altra parte azzeccata: le similitudini ci sono eccome. «Ora però mi rendo conto che Agnes è mia madre come avrebbe dovuto essere. Intendiamoci: lei era straordinaria. Aveva una laurea, è stata la prima donna ad essere eletta al parlamento, ha avuto incarichi di governo». Niente a che vedere con Agnes, che è una vera popolana. Ma soprattutto una mamma-leonessa. «Vedete – prosegue Brendan – quando è morto mio padre lei ha smesso di fare politica: i miei fratelli erano già fuori di casa e con lei c’ero solo io. Ma questo non significa che sia rimasta con le mani in mano. Era un’attivista. Quando avevo 12 anni se n’è andata in Sudafrica a protestare contro l’Apartheid: io sono restato a casa e ho passato il Natale da solo. Mi sono fatto una torta e ho un ottimo ricordo di quel giorno. Ma ora credo che non avrebbe dovuto lasciare da solo un ragazzino così piccolo, fu un errore. Agnes invece è sempre lì, presente, pronta ad ascoltare e aiutare i suoi figli». Se, però, le similitudini tra la mamma di Brendan e la signora Browne possono essere oggetto di discussione, l’universo del Jarro, con i suoi riti, le sue poesie e le sue brutture sono un fatto – nonostante il mestiere da parlamentare di Maureen. «Erano gli anni Cinquanta», precisa Brendan, «vivevamo tutti in una casa popolare. E se mia madre trovava sotto al divano venti centesimi sembrava che avessimo vinto la lotteria. Quindi, in un certo senso, le storie che io racconto sono vere: io c’ero, so che cosa vuol dire essere poveri».

E, stringi stringi, forse questo è davvero il segreto del successo globale di Agnes Browne: il mondo cambierà pure, ma i quartieri popolari restano sempre. «In principio – spiega Brendan – i miei libri erano pensati per un pubblico di Dublino. Ora sono tradotti in 17 lingue e io ricevo lettere dal Brasile, dall’India, dall’Alaska. Queste persone mi hanno fatto capire che il Jarro è ovunque, è dietro l’angolo». E qui esce l’anima di Maureen la pasionaria. «Noi facciamo finta di credere che quei luoghi non esistono più, ma non è vero, li abbiamo solo nascosti e non ci vogliamo guardare dentro. Mentre l’Irlanda, negli anni Novanta, veniva lodata per il suo sviluppo economico noi avevamo il più alto tasso di malnutrizione e povertà infantile. Questo per me è davvero imbarazzante. Ora, con la crisi economica, le contraddizioni si sono fatte ancora più stridenti. Bisogna voltare pagina».

Ma da dove viene l’energia intellettuale che anima Brendan O’Carroll? Chi sono, come si dice in questi casi, i suoi modelli? E qui scatta una sorpresa. «Nuovo Cinema Paradiso», risponde immediatamente. Il film di Tornatore? «Quella pellicola ha avuto un grande impatto su di me, come scrittore. Io scrivo perché mi fa sentire bene, e per far sentire bene i miei lettori. Ci sono cose nella vita, anche piccole, come mio nipote di due anni che a fine giornata mi sale sulle ginocchia e mi dice ti “voglio bene”, che la rendono meravigliosa. E Nuovo Cinema Paradiso su di me ha avuto un effetto simile: mi ha mostrato quanto sono straordinarie le storie a lieto fine».

Agnes Browne ragazza, Neri Pozza, pp. 192, 15 euro.

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