STORIA: A HONG KONG GB PENSÒ USARE ORWELL CONTRO CINA

Nel secondo dopoguerra la Gran Bretagna in Asia si trovò tra le mani una bella gatta da pelare. Come fare ad arrestare l’avanzata dei comunisti cinesi? Hong Kong, sulle prime, pareva perduta. «La colonia – recita un memorandum top-secret datato giugno 1949 – diventerà presto il punto focale della battaglia, quanto meno di propaganda». Una guerra che i britannici, pur avendo mezzi limitati, dovevano vincere per forza: in ballo c’era la tenuta della stessa Hong Kong. Ecco allora che per battere i cinesi gli agenti di sua Maestà le pensarono proprio tutte, compreso tradurre in mandarino la Fattoria degli Animali di George Orwell.

Un faldone desecretato e riemerso presso gli Archivi di Stato britannici mostra, infatti, come i britannici non si siano limitati a spedire rinforzi militari per difendere la colonia alla luce dei successi mietuti dalle forze rivoluzionarie cinesi. Ma, sotto l’egida del Regional Information Office (RIO), si decise d’istituire un dipartimento chiamato a coordinare le azioni di sabotaggio e contro-propaganda. La situazione era però delicata. «È importante che le azioni di quest’ufficio non vengano percepite come un atto d’interferenza negli affari interni della Cina», recita un telegramma cifrato dell’11 agosto 1949. Eppure qualcosa bisognava fare.

Dopo varie consultazioni, da Londra – attraverso il ministero degli Esteri – arrivano delle linee guida. «Il lavoro svolto ad Hong Kong deve avere ripercussioni sia sul territorio cinese che, per certi versi, in tutta la zona del Sud Est asiatico». In particolare deve concentrarsi nella diffusione di «pubblicità positiva nei confronti dei successi britannici a Hong Kong». La creazione dell’ufficio anti-propaganda rossa riceve priorità assoluta. E mentre si struttura viene contattato da Leslie Smith, giornalista britannico dalle “aderenze” governative ex corrispondente da Shanghai. «La macchina propagandistica cinese è molto potente e ben strutturata», scrive Smith al responsabile del RIO. «Non è un mistero che l’obbiettivo dei comunisti è quello di liberare Hong Kong. Al momento le mie fonti cinesi mi dicono che non vi è l’intenzione di scatenare un attacco militare: l’idea è quella di bersagliare per 2/3 anni la colonia con il tema della “liberazione”. Credono che i successivi disordini interni renderanno Hong Kong intenibile – e in parte hanno ragione».

Come difendersi allora? Smith non ha dubbi: «Da un lato una risposta ufficiale e dall’altro una non-ufficiale». Ovvero finanziare operazioni coperte, tra cui la pubblicazione di riviste e libri da parte di «privati che abbiano le spese coperte». «Oltre a periodici in cinese – consiglia Smith – si potrebbe tradurre e vendere libri anti-comunisti semplici e divertenti come la Fattoria degli Animali di Orwell». Cruciale, secondo Smith, è poi l’utilizzo del cinema. «Credo molto nell’uso dei film, soprattutto tra gli illetterati. Consiglierei la creazione di una piccola (ma attiva) casa di produzione, anche questa sottoforma di azienda privata: pellicole in 16mm prodotte nelle colonie potrebbero servire molto. Dovrebbero includere cartoni animati, documentari, cinegiornali e se possibile bisognerebbe cooperare con case di produzioni cinesi».

Le idee di Smith piacciono talmente tanto che il capo del RIO, scrivendo a Londra, dice di avergli offerto un lavoro nel dipartimento. Smith però l’ha rifiutato perché «crede di poter guadagnare di più come freelance». La sua lettera finisce in copia all’ufficio del Segretario di Stato a Singapore. «Smith – conclude il capo del RIO – potrebbe però servirti per i tuoi obbiettivi: ha molta esperienza e grande spirito d’iniziativa».

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