I DEMOCRASTIANI? IGNORANTI. E L’ITALIA NON E’ UNA DEMOCRAZIA NORMALE. PAROLA D’AMBASCIATORE

In esclusiva dagli Archivi di Stato britannici. Continua la serie che getta luce sul passato della democrazia italiana – cosi come la vedevano i protagonisti senza inarcature diplomatiche.

I democristiani? “Gente strana, ignoranti, sembrano dei personaggi minori di un romanzo ottocentesco francese”. E i dirigenti del Partito Comunista? Dei ‘damerini’ “dalle abitudini smaccatamente (alto) borghesi”. Parola di Sir Alan Campbell, ambasciatore britannico a Roma tra il 1976 e il 1979. Che nella sua lettera di fine incarico inviata al ministero degli Esteri – riemersa presso i National Archives di Londra dopo lo scadere del segreto di Stato e vista in esclusiva dall’ANSA – non risparmia commenti graffianti nei confronti dell’Italia. Giudicata come un paese sempre più florido ma sostanzialmente lontano dagli standard politico-sociali in vigore nelle altre democrazie occidentali.

“L’Italia – attacca Campbell, già primo segretario d’ambasciata a Roma negli anni Cinquanta e rappresentante del governo di Sua Maestà durante uno dei momenti di massima crisi della storia repubblicana: il rapimento di Aldo Moro – tra il 1955 e il 1979 ha considerevolmente ridotto il divario economico con la Gran Bretagna: probabilmente ci sorpasserà presto a meno che noi non s’inizi a far meglio e in fretta”. Un risultato importante che non serve però a far dell’Italia un paese ‘normale’. “Le istituzioni politiche e amministrative sono deboli e la velocità dello sviluppo economico degli anni Sessanta ha causato seri strappi sociali, per non parlare dei danni ambientali. Inoltre, criminalità e violenze d’ogni tipo sono diffuse a livelli non accettabili”. Quindi l’affondo. “Per dirla tutta, è difficile avere una visione ottimistica della democrazia italiana se uno la giudica con standard del resto dell’Europa occidentale. Forse è meglio pensarla più nei termini del Regno Unito del XVIII secolo, quando il clientelismo politico era un fattore importante”. Ecco allora l’aspra conclusione, che sa tanto di cartellino rosso: “Credo che, a parte il dato economico, sia un errore giudicare l’Italia usando come metro le altre nazioni europee, visto che le similitudini – quando esistono – sono in realtà fuorvianti”.

Un’alterità, quella dell’Italia, che desta preoccupazione. “Un paese in cui il 30% del suo elettorato vota per il Partito Comunista va considerato vulnerabile di attacchi interni da parte di forze non democratiche: è questo aspetto che rende le prospettive dell’Italia un vero puzzle per i suoi alleati”. Campbell, che dopo l’incarico italiano lascerà il servizio diplomatico per raggiunti limiti d’età, passa a questo punto all’analisi delle forze politiche italiane. E dà sfogo alla sua penna, famosa nel Foreign Office per il suo acume e per la sua ironia. “Il comunismo ‘all’italiana’ – scrive Campbell nella sua missiva datata 28 giugno 1979 – è chiaramente molto speciale: resto costantemente sorpreso dalle abitudini smaccatamente (alto) borghesi della maggior parte dei leader comunisti. Berlinguer, per esempio, proviene da una famiglia notabile della Sardegna. I sindaci comunisti delle città di provincia sono quel tipo di persone che ci si aspetta d’incontrare al Rotary club – ma più intelligenti e interessanti. Senza eccezioni, loro e le loro mogli sono ben vestiti, hanno buone maniere. Ma non c’è dubbio della loro fede comunista, anche se di tipo italiano: se i comunisti dovessero entrare al governo i vantaggi sarebbero per la Russia e gli svantaggi andrebbero tutti all’Occidente. Le implicazioni per la Nato e la Cee potrebbero essere molto serie”.

“Fortunatamente – avverte l’ambasciatore – non c’è rischio al momento di una partecipazione comunista al governo: dopo 30 anni di crescita stabile il PCI ha appena sofferto un’amara battuta d’arresto alle lezioni. Ma è troppo presto per dire se si tratta dell’inizio del declino o solo una fase passeggera”. “Detto questo – prosegue – bisogna ammettere che i democristiani sono gente strana: tranne pochissime eccezioni provengono da un retroterra provinciale. Insulari, ignoranti di qualunque cosa esista al di fuori dell’Italia, non parlano nessuna lingua tranne il latino ecclesiastico e sembrano dei personaggi minori un romanzo ottocentesco francese”. Campbell termina infine il suo rapporto con una raccomandazione: “Le relazioni tra i due paesi sono molto migliorate rispetto al passato. Questo è spiegabile, in parte, con il nostro relativo declino. Spero che la Gran Bretagna possa recuperare forza e prosperità senza per questo tornare alla nostra tradizionale arroganza nei confronti dell’Italia”. Che Campbell considera comunque un alleato strategico per il Regno Unito.

2 pensieri su “I DEMOCRASTIANI? IGNORANTI. E L’ITALIA NON E’ UNA DEMOCRAZIA NORMALE. PAROLA D’AMBASCIATORE

  1. Mai immaginato che un funzionario di Sua Maestà ammettesse il “sorpasso” in termini di ricchezza fra Italia e Gb…
    E comunque già trent’anni fa al Foreign Office avevano capito che l’Italia è un caso a parte. Questi sono avanti.
    Aspetto paginata su La Stampa!

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