RIFLESSIONI DEL LUNEDI’.

Societa’ aperta contro societa’ chiusa. La questione non e’ nuova, me ne rendo conto. Eppure, visti i poveri trascorsi italici delle ultime settimane, mi vien voglia di dedicare qualche minuto alla riflessione – partendo da una pubblicita’ inglese che mi ha particolarmente colpito. Da qualche mese British Telecom – ovvero l’azienda di telecomunicazioni ex statale della Gran Bretagna; Telecom Italia, tanto per capirci – manda in onda in televisione il seguente spot: bambina sui 10 anni parla al telefono con suo padre che e’ al lavoro e taglia corto. E allora si lamenta con la mamma. “Quando chiama papa’ lo fa sempre con il cellulare: e’ come se non volesse parlare con me”. Mamma-BT rintraccia l’occupatissimo padre e lo mette in guardia: tua figlia e’ incazzata come un toro, vedi di rimediare. Babbo-BT allora richiama la piccola per farsi una bella chiacchierata con calma e questa volta lo fa con il telefono fisso. Succo: le vere conversazioni si fanno con il fisso. Peccato che a quel punto Lucy-loo – la bambina dello spot – gli dice che la mamma e il suo fidanzato si vogliono sposare. Facce sorprese e imbarazzate di mamma e babbo-BT.

Del peana di BT alla linea fissa non ce ne frega niente. Ma ve la immaginate Telecom Italia che mette al centro di una sua campagna pubblicitaria una famiglia separata alle prese con ordinari problemi di comunicazione? Dove tutto si conclude con delle seconde nozze? Nella sua banalita’ questo mi sembra un perfetto esempio della dicotomia di cui sopra. E spiega benissimo la differenza tra una societa’ della discussione e una societa’ dei tabu’. Porosita’ e impermeabilita’; apertura e arrocco. Il gioco dei dualismi potrebbe andare avanti all’infinito. Ma il bandolo della matassa non cambia. Gira che ti rigira si torna sempre alla questione dei media, della TV, degli strumenti di comunicazione che non servono solo a veicolare un messaggio ma sono anche e soprattutto fondamentali per tracciare il solco di un discorso nazionale: chi siamo, dove andiamo, da dove veniamo, come viviamo. Dopo tutti questi anni coi piedi a mollo nel Tamigi sono dunque giunto alla conclusione – magari banale – che il danno piu’ grave che la Seconda Repubblica ha arrecato alla societa’ italiana non sta solamente nella perdita’ oggettiva di spazi di democrazia – nei media, nelle istituzioni – ma nella criminale volonta’ di limitare l’immaginazione di un popolo.

Gli italiani sono complici, ovviamente. La contrapposizione societa’ civile-classe politica regge fino a un certo punto. La guerra tra illuminati e oscurantisti e’ pero’ oggettivamente impari. Le forze reazionarie di questo nostro bellissimo quanto sfortunatissimo paese sono molteplici: cupola religiosa (niente unioni civili, idea monocratica di famiglia, contraccettivi vade-retro, omosessualita’ orrore, aborto=satana); cupola amministrativa (impunita’ de facto per vertici classe dirigente, settore politico-industriale- finanziario, assenza totale di accountability, torce di pece contro il ricambio generazionale – non ultimo nel settore dell’istruzione); cupola criminale (mafie intese come strutture economico-produttive che praticano la meritocrazia nell’illecito e la ostacolano nel lecito); cupola culturale (ovvero l’occupazione militare dei settori di produzione artistica di largo consumo). Ora, grazie a cielo l’Italia non e’ ancora il Turkmenistan ma questa sindrome di rincoglionimento nazionale inizia a far sentire pesantemente i suoi effetti. La chiamo societa’ dei tabu’ perche’ credo sia la piu’ giusta definizione di un paese dove in privato si possono dire – e fare – delle cose che traslate sulla dimensione pubblica diventano a dir poco esplosive. Lo so anche io che c’e’ Anno Zero e Report. Ma il fatto e’ che non ci dovremmo stupire perche’ ci sono.

Ma anche li’. La mia riflessione non vuole calcare la mano sul’informazione tu cur. E’ piu’ quello che ci sta intorno. E allora: Il 23,3% della popolazione italiana di 14 anni e più non si informa mai di politica: si tratta, in valori assoluti, di quasi 4 milioni di uomini e di 7 milioni 847 mila donne. Il dato allarmante è stato diffuso stamane dall’Istat nel rapporto ‘La partecipazione politica: differenze di genere e territoriali’. Circa due terzi di chi non si informa di politica (66,4%) sono motivati dal disinteresse, un quarto (24,8%) dalla sfiducia nella politica. Il 13,8% considera la politica troppo complicata e il 6,2% non ha tempo da dedicarvi. (ANSA). Di palo in frasca. Oggi e’ uscito uno studio della BBC World Service su internet. Nel 1998 l’Italia aveva 2,6 milioni di utenti. La Francia 3,7 e il Regno Unito 8. La Spagna 1,7. Nel 2001, tre anni dopo, il nostro paese passa a 15,6 milioni di internet-nauti (Francia 15,6, UK 19,8, Spagna 7,3). Sostanziale pareggio, direi, con i grandi d’Europa – GB e’ davanti, d’accordo, ma era partita in vantaggio) e cappotto completo ai danni degli spagnoli. I tedeschi non contano che sono 80 milioni di persone. Poi, e mi dispiace dirlo perche’ sembro fazioso, il centro destra va al potere. Nel 2006, anno in cui smamma brevemente, come va la classifica? Ecco: Italia, 21,3mln; Francia, 28,7mln; UK, 39,7mln. Spagna: 20,8. E sono molti meno in termini generali. Andiamo al 2008. Italia, 24,9; Spagna, 25,2 (sorpasso, ale’!); Francia, 42,3; UK, 46,6. Non dico altro.

Allora continuiamo pure a fare la pubblicita’ di Orzo Bimbo bim-bum-bam (quanti anni ha ‘sto slogan? 70?), della famiglia Boccasana, a produrre fiction sui preti, a dare sovvenzioni ai decoder della TV, a smantellare i fondi alla banda larga, a finanziare un pessimo servizio pubblico, a tollerare politici che nello spazio pubblico vendono un modello culturale e sociale del paese che serve solo al loro tornaconto ma che non serve l’esigenza di dibattito propria di un paese moderno – e tralasciamo il sistema morale a due velocita’. Insomma, il modello del tabu’ sta producendo un paese fragile, ignorante, che accentua i propri difetti e dimentica le virtu’, spaventato, incapace d’immaginarsi diverso o anche solo come veramente e’. Lo dico male: vedere la famiglia Telecom alle prese coi problemi di oggi – anche se ci vuole vendere un telefono fisso che probabilmente ci possiamo ormai solo legare al collo – forse ci farebbe sentire tutti un po’ meno soli. E anche un po’ piu’ veri.

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