INCEPTION, KOLOSSAL INTELLETTUALE CHE SFIDA MATRIX

Un attimo. Prima di andare in vacanza pubblico la recensione d’Inception, ultima fatica di Nolan. Piaciuto molto. E devo dire che Leonardo, visto da vicino, e’ davvero un bel manzo. Anzi. Per me con l’eta’ e’ migliorato.  Nel senso che se prima mi sembrava il classico belloccio spacca cuori delle adolescenti, ruolo rischiosissimo per un attore, adesso sfoggia il classico fascino da duro ultra 35enne. Sara’ che sto per compiere 30 anni…

Come sarebbe la nostra vita se fosse possibile, attraverso la tecnologia, condividere i sogni con altre persone? Quali applicazioni pratiche potrebbe avere uno strumento del genere? Quali i rischi e quali i benefici? Quesiti affascinanti, non c’e’ dubbio. Soprattuto se costituiscono lo scheletro d’appoggio d’un kolossal d’eccezione dal cast eccezionale: ‘Inception’. Ovvero l’ultima fatica di Christopher Nolan (l’autore della saga di ‘Batman’). Che questa volta ha deciso di rischiare ancora di piu’ e portare sul grande schermo un thriller fantascientifico dai tratti – letteralmente – onirici e dal contenuto davvero originale. Mossa ambiziosa, per gli studios Warner Bros, visto i tempi che corrono.

Il regista britannico, d’altra parte, se lo puo’ permettere: con il successo travolgente de ‘Il Cavaliere Oscuro’ e’ infatti riuscito, nel 2008, a ritardare di un anno l’uscita nelle sale di sua maesta’ Harry Potter. Ora la ricerca del bis nel lucroso mercato estivo. Gli elementi ci sono tutti. Un grande attore (Leonardo Di Caprio), un’inconsueta femme fatale (Marion Cotillard), una giovane e fresca coprotagonista (Ellen Page) e un ‘grande vecchio’ (Sir Michael Caine) che veglia su tutti. Ma soprattutto una storia – immaginata dallo stesso Nolan – che incatena alla poltrona fin dalle prime battute. Di Caprio interpreta infatti i panni di un talentuoso ‘ladro di sogni’ (Dom Cobb). O meglio, uno capace d’intrufolarsi nei sogni altrui e in virtu’ di complesse mistificazioni indurre il soggetto a rivelargli i suoi piu’ intimi segreti. Una capacita’ rara che Cobb mette al servizio del miglior offerente.

Detto questo, il film ruota intorno al concetto opposto. Se da una parte e’ possibile rubare pensieri e idee alle persone, e’ altrettanto fattibile piantarne di nuove nella loro testa? E’ la sfida che Saito (Ken Watanabe), ricco e potente uomo d’affari giapponese, lancia a Dom all’inizio della vicenda. La ricompensa, se l’operazione riesce, varrebbe per Cobb – accusato negli Stati Uniti d’omicidio della moglie Mal/Cotillard – piu’ di tutto l’oro del mondo: la possibilita’ di tornare a casa dai suoi figli. Innestare un’idea altrui nella testa di una persona – il novello capitano d’industria Robert Fischer, interpretato da Cillian Murphy – non e’ semplice. Cobb – una specie di Mr Ocean del regno di Morfeo – avra’ quindi bisogno dell’aiuto di un’altrettanto valida equipe: il factotum Arthur (Joseph Gordon-Levitt), la ‘coreografa’ dei sogni Ariadne (Ellen Page), il falsario Eames (Tom Hardy) e il chimico Yusuf (Dileep Rao). Dom, va da se’, nel corso dell’avventura si ritrovera’ a dover fare pero’ i conti con le ombre del suo turbolento passato, rischiando di mettere in pericolo le vite dei suoi compagni.

”Al centro dell’intero film – spiega Nolan a colloquio con i giornalisti – vi e’ la nozione che un’idea sia il piu’ potente dei parassiti: lascera’ per sempre una traccia nella tua mente. E l’ipotesi che qualcuno possa invadere fisicamente il nostro spazio mentale e rubare un’idea, non importa quanto privata, e’ per me davvero stimolante”. Un postulato semplice che si e’ tradotto in una sceneggiatura molto articolata. ”Ho dovuto leggerla un paio di volte prima di capirci qualcosa”, confessa Leonardo Di Caprio. Che ha definito la pellicola ”un film hollywoodiano ma allo stesso tempo intellettuale”. ”Io invece non ci ho capito niente”, scherza Watanabe. ”Tranne il fatto che avrei dovuto preparare parecchie valige: abbiamo girato in sei paesi diversi”. ”Alla fin della fiera – riassume Di Caprio – in un progetto del genere ti devi fidare totalmente del regista”. Nolan, d’altra parte, ha avuto parecchio tempo per il labor limae: ‘Inception’ ha infatti avuto ben 10 anni di gestazione. La forza delle idee, per l’appunto.

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