LONDRA NON BRUCIA, SCOMMETTE GIOCANDOSI IL FUTURO

Un’arrabbiata pattuglia di protestanti francesi marcia per le strade di Parigi sfoggiando classici pantaloni neri, magliette a rigoni e baschetto nero da pittore d’ordinanza. Tra le mani brandiscono cartelli con slogan minacciosi: ”non merci, Sarkozy”. Nessuna pieta’. Il gruppetto passa pero’ davanti a un negozio di televisori; sugli schermi si vede il Cancelliere dello Scacchiere George Osborne che annuncia ai britannici il suo piano-tagli da 80 miliardi di sterline. La pattuglia si blocca, ascolta, sbianca, e gira i tacchi. Resta un cartello, prontamente modificato grazie all’amputazione di una parola: ”merci, Sarkozy”. Grazie, presidente.

Se e’ vero che una fotografia vale mille parole una vignetta puo’ benissimo valere dieci editoriali. Ed e’ quella del Times a cristallizzare l’animo della nazione. Che avra’ anche una relazione speciale con gli Stati Uniti ma quando il gioco si fa duro non dimentica le sue radici europee e non resiste alla tentazione di guardare al di la’ del Canale, fosse solo per far sfoggio di ‘aplomb’ in salsa britannica. A tagli non c’e’ scampo, a vincere la percentuale piu’ alta di voto popolare e’ stato il partito – i Tory – che piu’ di tutti voleva sforbiciare la spesa pubblica e i sondaggi, anche i piu’ recenti, mostrano come la maggioranza del Paese sostenga la coalizione di governo nella sua ”processione verso l’ignoto”. Che poi e’ il titolo del Financial Times di oggi. Sostegno che, scrive il quotidiano della City, ha dato all’esecutivo ”spazio politico per respirare”. Ecco allora che nel giorno in cui il Cancelliere prende a colpi di scure lo stato sociale, prevede esuberi nel pubblico impiego per 500mila unita’ e annuncia di voler alzare la soglia di erogazione della pensione di Stato a 66 anni – sia per gli uomini che per le donne – i grandi canali televisivi mostrano i francesi che mettono a ferro e fuoco il paese per bloccare l’innalzamento dell’eta’ pensionabile da 60 a 62 anni. Gli scontri a Trafalgar Square di marzo 1990, quando i londinesi battagliarono con la polizia fino alle 3 del mattino per protestare contro l’introduzione di nuove tasse volute da Margaret Thatcher, sembrano dunque un ricordo lontano. Ieri sotto la colonna di Orazio Nelson c’erano si’ e no 3mila manifestanti; oggi solo turisti. Il futuro, pero’, potrebbe rivelarsi meno roseo. ”Il dolore – scrive ancora l’FT – arrivera’ a ondate nel momento in cui i servizi pubblici inizieranno a cadere”.

In attesa della rivoluzione, la diversita’ britannica si puo’ spiegare anche con un rinnovato senso di leadership. ”Ne’ Barack Obama ne’ i Repubblicani hanno un piano credibile per risolvere il problema del deficit”, spiega John Micklethwait, direttore dell’Economist. ”Entrambi oggi possono dire che qualcosa di straordinario sta accadendo in Gran Bretagna”. ”Siamo tornati ad essere innovativi”, chiosa Micklethwait. ”Il Paese e’ piu’ interessante ora di quanto non lo sia stato negli ultimi 30 anni, un po’ come agli inizi del Thatcherismo: abbiamo elaborato la manovra finanziaria piu’ consistente e al contempo abbiamo lanciato la nozione di Grande Societa’, ovvero provare a tagliare la domanda di servizi pubblici oltre che l’offerta”. In una parola: la finanziaria e’ una scommessa. Tentazione irresistibile nella nazione degli allibratori.

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