LA VEDI QUELL’AUTOSTRADA? NO? ECCO, APPUNTO

A proposito di trasparenza e apertura – oggetto di una riflessone di pochi giorni fa. Ecco qui un’altra faccia della stessa medaglia. E’ un pezzo che ho scritto oggi per l’ANSA. Nel box documenti, sotto DOCs, trovate il rapporto completo da scaricare.

Rimandata a settembre. L’Italia, quando si tratta di sostenere l’esame della trasparenza dei conti pubblici, e in particolare della manovra finanziaria, si avvicina alla sufficienza ma non abbastanza da essere promossa a pieni voti. E anzi resta molto indietro, insieme al Portogallo, rispetto al blocco dei paesi occidentali. E’ la conclusione contenuta nell’Open Budget Index del 2010, il rapporto stilato ogni due anni dall’International Budget Partnership (IBP), rete internazionale di analisti che viviseziona le manovre fiscali per misurarne la trasparenza e l’accessibilita’ da parte di cittadini e specialisti. L’Italia, al suo debutto nel rapporto, ha fatto segnare un punteggio totale di 58 su 100. Finendo cosi’ tra quei paesi che divulgano solo “parzialmente” i dettagli delle loro manovre finanziarie – dietro a Romania, Mongolia e Sri Lanka.
In testa alla classifica, stilata dall’IBP in base all’analisi di otto parametri-chiave ricorrenti nella struttura delle manovre di bilancio, figurano, rispettivamente, il Sudafrica, la Nuova Zelanda, il Regno Unito, la Francia, la Norvegia, la Svezia e gli Stati Uniti. Nella categoria successiva, che racchiude i paesi che divulgano un numero “significativo” d’informazioni, si trovano, tra gli altri, il Cile, il Brasile, la Sud Corea, la Slovenia e la Germania. Il gruppo dell’Italia – un terzo del totale, ovvero 94 paesi del mondo – fa segnare un punteggio compreso tra 41 e 60, definito “inferiore a quello richiesto per ottenere una chiara comprensione della manovra finanziaria, essenziale per poter esercitare un controllo sull’esecutivo”. Il punto cruciale, infatti, sta tutto qui: visto che sono le manovre di bilancio a trasferire la ricchezza di un paese dall’iperuranio a quello della vita di tutti i giorni, piu’ le procedure sono chiare e accessibili, sostiene l’IBP, minore e’ il rischio di “corruzione e spreco di denaro pubblico”. Ecco allora che il giudizio d’insufficienza assegnato all’Italia deriva in gran parte dalla “parzialita’” delle informazioni contenute nella “Finanziaria e nel Disegno di Legge Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2009 e bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011” nonche’ dall’assenza di un rapporto “non tecnico” stilato a uso e consumo dei cittadini (il Citizen Budget).
“Che i conti pubblici italiani non fossero molto trasparenti non era un fatto nuovo”, dice all’ANSA Paolo De Renzio, ricercatore presso l’universita’ di Oxford e coautore del rapporto. “I problemi principali – prosegue – sono due. Da un lato, la minore quantità d’informazioni incluse in alcuni dei documenti, in particolare la proposta di legge di bilancio annuale inviata al Parlamento, il rendiconto generale di fine anno e il rapporto della Corte dei Conti. Dall’altro, i ritardi nella presentazione dei documenti e la loro scarsa leggibilità”. Ecco dunque il cronico ritardo delle trimestrali di cassa e la pubblicazione fuori tempo utile del ‘Bilancio in Breve’. Che viene presentato dalla Ragioneria Generale dello Stato a febbraio-marzo, troppo tardi perche’ la societa’ civile possa esprimere un contributo. Il rapporto, va detto, e’ stato compilato prima della riforma che da quest’anno disciplina la normativa in materia di contabilità e finanza pubblica. “La riforma – sottolinea De Renzio – va nel senso di una maggiore trasparenza ma e’ ancora da vedere se nella pratica i principi si tradurranno in una superiore quantita’, e qualita’, dei dati diffusi”. Bisogna dunque attendere il 2012 per scoprire se l’Italia sarà riuscita a migliorare il suo posto nella classifica dell’Open Budget Index.

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