LA GUERRA DI ANONYMOUS

We are Anonymous.

We are legion.

We do not forgive.

We do not forget.

Expect us – always.

Tre agenzie di sicurezza privata americane, la Palantir Technologies, la Berico Technologies e la HBGary, hanno a quanto pare steso un canovaccio per ‘disinnescare’ la minaccia WikiLeaks elencando, tra i vari metodi, anche il rincorso a una campagna di delegittimazione. Una delle agenzie, la HBGary, nel mentre ha però commesso il fatale errore di pestare i piedi ad Anonymous, il gruppo di hacker internazionali sostenitori dichiarati del sito antisegreti. Così, proprio nei giorni del processo londinese di Julian Assange, i cyber-guerriglieri hanno risposto occhio per occhio: attaccando il sito della HBGary, rubando 44mila mail private e diffondendo su internet il memo incriminato.

Il piano segreto per distruggere WikiLeaks (scaricabile nella sezione DOCs del box qui accanto), offerto probabilmente alla Bank of America, risale al novembre scorso. “Nonostante la pubblicità”, si legge nel rapporto, “WikiLeaks NON è in buona salute. Le loro debolezze vanno sfruttate immediatamente”. Le aziende propongono quindi di “creare documenti fasulli, passarli a WikiLeaks, e quindi denunciare l’errore; alimentare le divisioni interne; alimentare voci sulla sicurezza della loro infrastruttura tecnica: se nascono dubbi sull’efficacia della loro tecnologia WikiLeaks è finita”. Ma non è Tutto. La memo propone anche “cyber-attacchi per ottenere dati delle fonti, una campagna media che colpisca il sostegno tra i moderati, usare i social network per identificare debolezze nel loro staff”. L’autore ed esperto di diritto costituzionale USA Green Greenwald viene poi citato come “esempio di sostegno che deve essere eliminato”. Il documento è stato rinvenuto durante il raid punitivio compiuto da Anonymous ai danni della HBGary, colpevole di essersi vantata di aver infiltrato il network hacker. Tutto per aver un buon ritorno d’immagine.

“Non si tratta di loro”, recita una mail di un dirigente dell’azienda citata dagli hacker su piratebay.org, dove si possono scaricare tutte le email trafugate, “si tratta di dare la giusta impressione sulle nostre capacità ai nostri clienti”. Anonymous sostiene però che la HBGary – che ha rapporti con il dipartimento di Stato americano – non abbia in realtà raccolto un bel niente. “Lo sappiamo – scrivono gli hacker – perché abbiamo visto i vostri rapporti. I nominativi e contatti dei ‘dirigenti’ di Anonymous sono senza senso: per evitare che li possiate vendere all’FBI glieli daremo noi gratuitamente”. La HBGary, dal canto suo, mette in guardia sul proprio sito che gli hacker hanno falsificato le informazioni ad arte.

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