ECCO CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE – L’HORROR CHE NON E’ UN HORROR

LONDRA – E’ possibile trasformare una fiaba ancestrale come Cappuccetto Rosso in un film per il grande schermo? Beh, sì. A una condizione, però. Lavorare sui fondamentali e aggiungere due o tre ‘twist’ lungo il percorso. Trasformare il buon vecchio lupo in un buon vecchio lupo mannaro, ad esempio. O complicare la vita alla protagonista piazzandola al centro di un triangolo amoroso che ricorda un poco la ricetta Twilight. Ma soprattutto assicurarsi un vero principe delle oscurità come Gary Oldman e appaltargli il grosso della recitazione. Il risultato è Red Riding Hood – Cappuccetto Rosso Sangue nella versione italiana.

La trama segue un canovaccio collaudato. La giovane e bella Valery (Amanda Seyfried) è innamorata del suo amichetto d’infanzia, il taglialegna Peter (Shiloh Fernandez). I suoi genitori, però, hanno per lei altri programmi, e l’hanno promessa in sposa a Henry (Max Irons, figlio di sua Maestà Jeremy Irons), pargolo del fabbro del villaggio – famiglia ‘bene’, quindi. Il problema è che il paesino, Daggerhorn, vive da decenni sotto scacco di un lupo (mannaro), al quale ogni luna piena gli abitanti offrono in sacrificio un animale. La tregua sembra funzionare. Finché un bel giorno a cadere sotto le grinfie della bestia non è proprio la sorella di Valery. Il villaggio a quel punto si ribella e organizza una spedizione di caccia; ma proprio quando Daggerhorn festeggia quella che crede sia la fine dell’incubo, tre le sue mura fa capolino l’ammazza licantropi padre Solomon (Oldman). Che svela la terribile verità: la creatura è capace di assumere sembianze umane e si cela senza dubbio fra loro. “E’ come quando arriva l’antiterrorismo e ti chiede se non hai notato niente di strano nei tuoi vicini”, dice la regista Catherine Hardwicke, già autrice di Twilight – per l’appunto – e Thirteen. “Nessuno a quel punto è più sicuro di chi è chi”. Scoprire l’intruso diventa all’improvviso la forza trascinante del film. “Questa credo sia la grande differenza rispetto a Twilight”, spiega Fernandez. Che a suo tempo provò ad aggiudicarsi la parte del vampiro bello e impossibile poi andata a Robert Pattinson. “Cappuccetto Rosso Sangue è un thriller, quasi un poliziesco nella sua essenza. L’aspetto amoroso, che pure è presente, passa in un certo senso in secondo piano”.

Chi è allora il lupo? Henry? Peter? O l’indiziato più ovvio, la nonna (Julie Christie)? Mistero. Di certo c’è che padre Solomon è disposto a tutto pur di scoprirlo. “Se solo potessi girare ogni film con Gary Oldman e Julie Christie”, sospira Amanda Seyfried. “Sul set sono rilassati, sono dei professionisti straordinari e basta osservarli lavorare per imparare: meglio di così è impossibile”. Il trucco funziona. I due mostri sacri vanno infatti a compensare le incertezze dei giovani attori. Che hanno ad ogni modo il grande pregio di mettercela sinceramente tutta: se il film zoppica non è colpa loro. Ma del testo. Cappuccetto Rosso Sangue – nelle sale il 22 aprile prossimo – sconta la fusione di troppi generi: horror, giallo, love story per teenager. Un pizzico di ‘cattiveria’ in più non avrebbe guastato.

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