IL QUARTO REICH SIAMO NOI

Il Quarto Reich. Sembra il titolo perfetto per un film o un romanzo para-storico, di quelli che prendono in prestito le linee narrative alle teorie cospirative. Però è strano. Più ci penso, e più riguardo gli appunti presi per scrivere l’articolo che trovate qui sotto, più trovo similitudini con spezzoni di storia “segreta” europea e non. Ovvero storia con la esse maiuscola che semplicemente non entra nei sussidiari di scuola perché troppo controversa. Cioé fastidiosa per il potere. Insomma, e se questa grullata del Quarto Reich non fosse così strulla come sembra? Di più. E se noi ci stessimo vivendo nel Quarto Reich? Senza manco accorgercene, sì, esatto. Va bene, lo dico, tanto ormai lo avete capito. E se il Quarto Reich fosse l’America, e per estensione, l’Alleanza Atlantica?

Andiamo con ordine. I nazisti, come rivelano i documenti, prima di cadere fanno un patto con il capitale: noi vi diamo il denaro, voi lo esportate all’estero attraverso le banche svizzere e quelle spagnole (allora in mano a Franco), lo mettete a disposizione di società prestanome in realtà controllate da un vostro sgherro e da un kapò del partito, e noi, quadri del nazismo che sfuggiremo alla giustizia dei vincitori, ce ne andiamo un po’ in apnea e poi torniamo alla ribalta grazie al denaro off-shore – perché di questo si tratta. Intanto mettiamo in piedi una rete stay-behind – come Gladio, una delle operazioni clandestine costruite dalla NATO per fiaccare i rossi in caso d’invasione dell’Europa – che al momento giusto destabilizzerà i paesi occidentali mettendo in campo movimenti anti-bolscevichi. Bene. Chi conosce la storia contemporanea a questo punto starà già scomodo sulla sedia. Ma procediamo. In questo progetto, concepito dalle SS nel 1944, c’è tanta politica, ne converrete. Tanta politica del 1944. Ovvero pre guerra fredda. Che di fatto significa contrapposizione tra Occidente e Russia&Co. E guarda caso i nazisti non sono proprio favorevoli a Stalin e soci…

I controlli disposti dal Tesoro USA alla fine della seconda guerra mondiale stabilirono che in effetti parecchio denaro lasciò la Germania in quegli anni e che molte società satellite vennero fondate all’estero, in particolare in Sudamerica. Ora, Norimberga colpì i responsabili delle atrocità maggiori ma poi venne dichiarata l’amnistia e si aprì la stagione della riconciliazione. Ed era giusto così. Nel tempo abbiamo appreso però che, in quel lasso di tempo, le Ratline gestite dal Vaticano col benestare degli USA resero possibile la fuga di tanti nazisti, compresi pezzi da 90 come Mengele o Eichmann. L’operazione ODESSA di lì a poco riciclerà alcuni papaveri del nazifascismo e li piazzerà in trincea a combattere il comunismo. E badate bene: guerra fredda significa in gran parte guerra dei servizi segreti. E quindi largo a tipi come Reinhard GehlenOtto SkorzenyJunio Valerio Borghese e Guido Leto. Ovvero il capo dell’Ovra al momento dell’armistizio, che si salvò la pelle consegnando ai britannici l’archivio segreto del fascismo sui comunisti e venne ricompensato, nell’Italia repubblicana, con la direzione delle scuole della Polizia di Stato.

Morale. Fascismi e regimi democratici, terminato il rombo delle bombe, scoprirono di avere molte cose in comune. In fondo facevano parte della stessa famiglia, quella del capitalismo. Ergo: il vero conflitto del Novecento non fu quello combattuto fra totalitarismo e regimi democratici, che semmai declinavano con accenti diversi la stessa dottrina, ma quello fra capitalismo e comunismo, che invece si contrapponevano come il sole e la luna. Hitler, insomma, fu una sciagura, ma una sciagura famigliare, uno zio che impazzisce e fa fuori moglie e figli tra indicibili sevizie. Non si può far finta di niente, va arrestato e processato. Rinchiuso per sempre il lato psicopatico dell’assetto politico-produttivo del capitalismo occidentale nel sanatorio della Storia, coi figli di Hitler il capitale internazionale poteva però tranquillamente fare business. Non è un caso che le tecniche di propaganda naziste furono modellate in larga parte sulla nascente industria pubblicitaria angloamericana. Quindi, per tornare al nostro piano segreto per formare il Quarto Reich, bye bye politica, ti saluto mitologia ariana: le infrastrutture del piano furono riconvertite e assimilate in ottica NATO, i capitali espatriati messi a frutto per la rinascita dell’economia tedesca.

Una mano lavò l’altra. Concludendo. Vogliamo dunque accusare l’America di aver incubato il Quarto Reich? Beh, sì. L’assetto del potere internazionale fu stabilito da Londra e Washington nel dopoguerra, dando vita ai prodromi della globalizzazione e quindi del potere imperiale come lo intendono Tony Negri e Michael Hardt – libro che ha il pregio di indicare il nocciolo della questione con grande lungimiranza ma zoppica un po’ nell’offrire poi un’argomentazione comprensibile. Risolta una volta per tutte la grammatica da usare, il capitale – con la c maiuscola – ha dunque dispiegato con forza inaudita l’impeccabile sintassi delle multinazionali. Corpo e mente sociale si sono fusi in un simbionte invincibile, il consumismo. Che è allo stesso tempo produttore e utilizzatore di significati e bisogni. Vogliamo infine accanirci contro questo straordinario diffusore di benessere ed emancipazione? Ma per carità. Chi lo fa non comprende che dovrebbe contemporaneamente cancellare con un tratto di penna la sua intera esistenza, dalla lavatrice a Facebook. Detto questo, soprattutto legando il concetto di consumismo a quello di Quarto Reich, possiamo forse restituirgli quell’aspetto di dottrina ideologica che gli va riconosciuta. Provate a negarne i fondamentali: il consumismo capitalista, soprattutto come si è evoluto dagli anni Settanta in poi, reagirà con straordinaria violenza.

Termino dunque questa mia personalissima riflessione citando un grande pensatore che prima di tanti altri aveva capito tanto. Ovvero quel Pasolini che morì mentre scriveva un libro intitolato Petrolio: “C’è un’ideologia reale e incosciente che unifica tutti: è l’ideologia del consumo“. Che per Pasolini nella sua accezione peggiore assume caratteristiche fasciste.

Così, tanto per dire.

IPAD2: LO SBALLO E’ SERVITO. LO VOGLIO LO VOGLIO LO VOGLIO

Il titolo di questo post mi sembra abbastanza chiaro. Il sequel dell’iPad è davvero una libidine totale. Ora, al di là della presentazione come sempre scoppiettante e della comparsa a sorpresa di Steve Jobs sul palco dello Yerba Buena di San Francisco (a proposito, non sembra uno che ha poche settimane di vita e l’ho scritto), il prodotto in sé ha compiuto non pochi passi in avanti. Il che prova, nuovamente, la mia teoria: resistere, sempre, alla tentazione di c0mprare la versione 1.0 di ogni cosa targata Apple. E’ rivoluzionaria – senza dubbio, iPhone docet – ma è dal 2.0 in poi che si inizia seriamente a ragionare (anzi, io direi che la versione 3 è sempre la migliore, la più stabile). Ora, io sono un Mac user dal 1992. Il che significa che c’è stato un tempo in cui, al liceo, eravamo solo in due a usare Apple e mi potevo scordare giochi e/o condivisioni di ogni sorta. Un periodo buio. Fedeltà che col tempo ha pagato. Ora vedo il mondo invaso di gente con le cuffiette bianche nelle orecchie e sorrido: chi è il fichetto adesso? Ma non è questo il punto, sto divagando. Quello che voglio dire è che conoscono bene la Apple. E ho fatto bene a resistere e non correre allo store di Covent Garden a fare la fila e prendermi l’iPad come ogni Mac-Aficionado che si rispetti. Perché è l’iPad 2 – che da qui in poi chiameremo Evo, da evolution – il vero oggetto delle meraviglie. Ora, ad essere sinceri, come dicevo prima, la macchina definitiva sarà la prossima – iPhone 3GS, MacBook Pro… la lista è lunga. Ma chi riesce a resistere un anno ancora? Intanto l’iPad Evo è più leggero, più sottile e più potente. E questo ci piace. Appena lo si prende in mano – come ho fatto io l’altra sera a Londra, alla presentazione ufficiale presso il BBC Television Centre – si capisce subito la differenza. E’ più compatto eppure, allo stesso tempo, sembra più solido. Il processore dual-core A5 è  due volte più veloce del precedessore (il che significa multitasking più fluido, con ritardi ridotti). Più potenza significa poi più versatilità. Detto questo, l’aggiunta più importante sono senza dubbio le telecamere – fronte e retro. Ora, io non mi vedo fotografare o riprendere con l’iPad (in HD, of course), ma certamente poter videochiamare con Skype – o FaceTime – ha i suoi vantaggi. Diciamo che questa versione è un po’ più vicina alle necessità di chi “produce” contenuti, e non solo li consuma. Traduzione: l’80% del mio lavoro ora lo potrei fare con l’Ipad. Uso il condizionale perché per le missioni – correre dietro ad Assange con Nikon e telecamera; 18 ore di vertice G20 – ci vuole ancora il laptop – MacAir 11 nel mio caso. Ma questo è un gap che forse non si potrà mai colmare. Come dire: uno non può avere una spider decapottabile a due posti secca e poi lamentarsi perché non puoi farci il trasloco di casa. C’è un limite a tutto. E poi Apple vuole comunque venderci il più alto numero di prodotti possibili. Missione compiuta, per lo meno con me. E poi l’iPad Evo viene in bianco e ha una specie di copertina di Linus magnetica che lo protegge senza rovinare il design. Insomma. Basta, pietà, basta. Lo voglio, sì, lo voglio.

PUTTANATE/1

RUBY: MELONI, TROPPA ATTENZIONE PER COLPE NON ACCERTATE

(ANSA) – ROMA, 27 GEN – “Continua a colpire la mole di risorse, attenzione e pagine di inchiesta sul caso Ruby, quando non è chiaro se ci siano delle colpe”. Lo ha detto il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, a margine di una commemorazione in occasione della Giornata della Memoria, oggi a Roma. Il ministro ha confrontato questa vicenda con il caso Bassolino: “Se confrontiamo queste attenzioni con altre situazioni, come il processo all’ex governatore della Campania, Antonio Bassolino, con capi di imputazione come truffa aggravata ai danni dello Stato, colpisce un po’ perché ci sono due pesi e due misure. Di questo processo non sappiamo niente, anche perché la Corte ha vietato la presenza di telecamere durante il dibattimento”.

 

PUTTANESIMO/5

T.M: sì. E poi guarda che, ti ripeto, alla fine la vacanza in più adesso, non so come dirti… lì è talmente tutto eccessivo che vivresti una realtà talmente accelerata che poi alla fine, la borsa in più o la vacanza in più che ti compri, non ti soddisfano più neanche quelle. Io ho capito questo, cioè se io entro in questo vortice, ma al di la del fatto che io non ci entrerei mai, poi finisci che vuoi sempre di più e tu vedi queste ragazze che poi ti ripeto, te ne parlerò anche più dettagliatamente, che hanno già qualcosa che sarebbe assolutamente sufficiente per vivere, ma non va bene, perché allora vogliono anche il regalino allora vogliono anche una certa posizione allora vogliono la spintarella, allora e’hanno la sorella il fratello e il cognato da sistemare è una cosa scandalosa.

B.V.: ee, ora che fanno tutto… e quindi di parenti non c’era nessuno immagino?

T.M: ma va la! ma per carità!

B.V.: né i figli né

T.M: mmmmm no! Ma io spero non sappiano emmm…

B. V.: ma no, evidentemente sanno (ine.) fai finta di non vedere.

T.M: mmmm

B.V.: o di non sapere?

T.M: no, però un pò dispiace, perché, ti dico, io gli avrei voluto dire ‘ascolta, non puoi fare qualcosa di meglio?’Per te stesso…

24 agosto 2010. Conversazione tra Emilio Fede e Maria Rosaria Rossi.

Maria Rosaria: ah che palle che sei, due amiche, quindi bunga, bunga, due de mattina, io ve saluto eh?!

Emilio: no, no tesoro, posso non portarle, eh?! chi c’è?

Maria Rosaria: ma scherzo, ma stai scherzando? no, c’è una delle gemelline…

Emilio: o madonna…

Donna: … Manuela, e… un’altra, sono tre persone, aspetta però, dimi quanti sei tu, tu e altre due? Siete tre?

Emilio: sì

Maria Rosaria: ok allora avverto la cucina dai, non c’è Roberta se era quello che mi chiedevi

Emilio: no Roberta lo so, è lì (ine)

Maria Rosaria: va beh allora mi devo vestire da femmina pure stasera?

Emilio: stai bene anche com’eri ieri sera…

Maria Rosaria: grazie come sei gentile… vabbeh mi vado a vestì da femmina allora, va…

Emilio: ma va dai…

Maria Rosaria: s’incazza lui che dice che…

Emilio: l’altra sera quando gli ho detto: “ammazza oh, questa è proprio (ine)

Maria Rosaria: eh che t’ha detto, di me? hai parlato?

Emilio: ma te l’ho anche detto, ho detto “senti”, “è anche” ha detto: “è bravissima, Emilio è bravissima”, dico: “è un fulmine, per bene, tutto, fa tutto”, lui ha detto: “sì-sì guarda, è veramente eccezionale”, quindi basta, sta zitta e non frignar e…

Maria Rosaria: ride

Emilio: no, voglio dire, se io non porto nessuno tu dici che andiamo a letto prima?

Maria Rosaria: no, no, no figurati, voi state giù, io poi quando vengo giù saluto e poi, cioè non…

Emilio: no tu partecipi… vieni stai in compagnia

Maria Rosaria: sì, no, io partecipo, per carità però ti dico una cosa, che lui domani mattina e’ha una giornata importante, se io resto a mezzanotte chiudo le danze, eh?

Emilio: e io…

Maria Rosaria: poi mi cazzia per tutto il giorno

Emilio: prima tesoro, prima…

Maria Rosaria: e allora vabbé dai, ci vediamo qui alle nove

Emilio: che anche io sono stanco, ma lui domattina con chi va lì?

Maria Rosaria: ma lui domani credo vada… c’è Schifani, Letta, Ghedini, un po’ di gente, però non può stare mattina… Cioè cerchiamo di capirci…

Emilio: per me guarda non le porto e andiamo a letto subito

Maria Rosaria: t’ho detto, no diretto ‘, pure che le porti è uguale, l’importante è che poi quando ci facciamo segno che è mezzanotte e mezza…

Emilio: io lo faccio a mezzanotte meno un quarto segno… e lì obbligo… io e te

obblighiamo… i

Maria Rosaria: ok allora facciamo

Emilio: io e te obblighiamo: andiamo a dormire. Va bene?

Maria Rosaria: vieni solo?

Emilio: ma sì guarda eran troppo vistose, non è aria…

Maria Rosaria: no per niente guarda, per niente, diffìcile pure tirarlo su insomma, magari vi dite anche di qualcosa di politico, che ne so

Emilio: ecco, capito, ho preferito, per rispetto a lui non fare… mi sembra che stasera è meglio se riusciamo a parlare (ine) un pò ‘ di rispetto ci vuole, ti pare?

Maria Rosaria: no sono d’accordo guarda, ci sono momenti e momenti guarda la pensiamo allo stesso modo…

Emilio: le ho mandate…

Maria Rosaria: magari dici che non c’era nessuno

Emilio: no-no-no, ma glielo dico io, gli dico: “guarda scusa, non mi sembrava aria, con l’aria che tira, un fotografo una cosa… non andiamo ad aggiungere casini a casini, ti pare? ma glielo dico tranquillamente, le ho mandate a cena da Giannino ospiti mie, arrivederci e grazie, capito? sto arrivando, son quasi lì

Maria Rosaria: oh ti aspetto, dove la metti la macchina, fuori?

Emilio: come amore?

Maria Rosaria: dove la metti la macchina fuori? vieni dal cancelletto?

Emilio: vengo dal cancello d’ingresso, come sempre no?!

Maria Rosaria: principale? ah ok, la metti dentro

Emilio: sì siamo soltanto io e la scorta e basta, sì la metto dentro.

PUTTANESIMO/4

T.M:  ecco, io ho vissuto la serata come se fossi al ‘Bagaglino’. Hai presente quella volgarità spiccia che non è neanche tanto costruita o fantasiosa? Non è “Eyes wide shut”

B. V. : no no

T.M: il film con Tom Cruise, cioè no!

B. V. : no no no

T.M: una roba banale ecco. Io mi sentivo lì dentro. In questa cosa in cui a un certo punto durante la serata con l’Agostino di turno, tipo Maria De Filippi, quello con lapianola che canta, a un certo punto, non si sa bene come o perchè, qualcuno ha iniziato a far vedere il culo e da li la serata è decollata.

B.V.:ah!

T.M: in un susseguirsi di cose più o meno volgari, ma come se fosse naturale e ti dico tutti davanti a tutti quindi questo buttasù…

B. V. : ma questo a tavola? Dopo cena?

T.M: no no, a tavola mentre si mangiava. Dopo di che ci si è alzati e la cosa è peggiorata nella lato diciamo, no nel lato, in una sala-discoteca mmm è lì il degenero più totale cioè proprio siamo, ripeto, in un puttanaio in cui si ci si intrattiene come meglio si crede. Cioè, poi alla fine ognuno è libero di fare quello che vuole, nel senso che, è una casa privata no? E ti ripeto, io sottolineo che nessuno mi ha proposto nulla chiesto nulla alluso a niente cioè assolutamente no. Io sono stata tutta la sera seduta, piuttosto che a fumarmi la sigaretta piuttosto che a mandare un messaggio al cellulare, rispettata assolutamente. Dopo sai, anche solo il fatto di vedere certe cose, può metterti in difficoltà.

B. V. : annuisce

T.M: forse lui, pensa che tu sappia cosa vai a fare, ma perché nel caso di tutte loro è vero. No?

B.V.: ma scusa una cosa, ma tu non eri stata così, diciamo, preparata aa…

T.M: allora no, in realtà no, fino a un certo punto, nel senso che lei mi aveva detto a, non ti scandalizzare, vedrai dai un po’ dì tutto, ma io pensavo di vedere o delle avances o della disponibilità che poi però si sarebbe concretizzata in un’altro posto. Cioè, capisci che se io vedo uno che ammicca o una che dice dai dai dai, che ne so, è un conto no? Se poi io vedo un bacio è un altro discorso…

B. V. : annuisce

T.M: e poi io non ne vedo uno, ma ne vedo venti (20) ….

B. V. : poi tu dici, se tantooo voglio dire è uno lo spazio c’è t’immagini…piuttosto…

T.M: quello! Barava! brava!

B. V.: uno va a farsi i fatti suoi da un’altra parte dici.

T.M: brava, brava è questo che io non mi sono spiegata. Il perché di questo ‘buttasù’ collettivo e appunto, a giro no? Cioè posso dare un bacio a una come a un’altra, ma così, ripetutamente e ti ripeto davanti a tutti senza che abbia un senso. Perché allora qui c’è l’ostentazione cioè c’è il voler far vedere che lo fai secondo me. E in questo ci deve essere …. alla fine … boh … questa è una persona comunque molto molto grande. Si potrebbe quasi dire adesso, non anziana, ma insomma…

B. V. : annuisce

T.M: voglio dire, ha una certa età.

B. V.: si non dovresti avere più certiiii…

T.M: ma così no.

B. V. : non dovresti viverla in questo modo.

T.M: no, anche perché….

B.V.: queste cose….

T.M: vorrei sottolineare che il livello di bellezza, piuttosto che simpatia o intelligenza non era da dieci (10) e lode. Cioè, non tutte sono… c’è la disperata venezuelana che non parla una parola e che c’ha dei vestiti allucinanti, (tossisce) c’è neanche da dire che sono…

B. V. : (ine.) tutte è

T.M: dieci (10) belle ragazze e anche fini, perché una bella la Nicole va bene che ha una certa bellezza molto appariscente, però è una persona che si sa vestire anche in modo fine no? E ieri sera infatti (ine.) fine. Io posso essere meno bella, ma comunque ho un certo tipo di modo di fare, comunque fine…

B. V. : sì sì

T.M: e invece no. C’erano dei soggetti spaventosi.

B. V.: un livello basso insomma? Da da…

T.M: un livello molto basso.

T.M: no, la morale che io mi porto a casa è che ci vuole veramente un attimo aaa volendo, avere di più in senso materiale, poi ti spiegherò meglio anche questo, adesso non è

B. V. : (ine.) sì sì

T.M: il passo è breve. Perché se ci pensi alla fine, anche persone che tu magari ritieni irraggiungibili, alla fine, ti ripeto, varchi la soglia di casa loro senza nessun particolareee problema.

B.V.: a volteeee, sì la vita ti ti porta dai, in situazioni anche inaspettate.

T.M: sì. imprevedibili. E ti rendi con, io quello che mi rend, mi son cioè quello diciamo, che ho così, considerato nuovamente, ma che non potevo pensare è che proprio nella vita quello che conta molto, molto, molto, forse ho cambiato idea, ancora più della salute, che purtroppo va bè, a volte può non esserci, però sono i rapporti umani veri e sinceri. Perché tu quando vedi appunto, una persona che ha anche così tanto potere, così tanti soldi, cioè che veramente potrebbe fare qualunque cosa V., perché più di tutti noi messi insieme,

B. V. : la Madonna!

T.M: (ine.) si riduce a fare questo, infondo vuol dire che, cioè, io piuttosto sto con il nipote il figlio, la moglie non so, capito?

B. V. : la Madinna, ce ne ha.

T.M: e brava! Qualunque altra cosa o piuttosto mi faccio una fìd… tanto ti dico, ho visto che anche molte belle ragazze non gli dicono di no, no? Quindi piuttosto mi faccio la fidanzata fìghissima trent’anni in meno e mi diverto così. O ancheee…

B. V. : però dai un senso….

T.M: (ine.) do un senso. Io ti dico

B. V.: tu dici, non vedi il senso?

T.M: no. No, non ce l’ha. Perché ti ripeto, vuoi allora l’amante bellissima che in camera tua ci fai quallo che vuoi? Ma che senso ha sto ‘puttanaio’? e li è la mancanza, l’impossibilità di costr.. tu hai paura di costruire un rapporto perché pensi che sia comunque interessato e allora fai un po’ di festa così, perché non ti leghi a nessuno. Perché non ti scopri con nessuno finché c’è tutto quel ‘BULIRONE’ Quindi io ti ripeto, mi son sentita, ma anche le ragazze che erano li con cui poi ho parlato, e loro fra di loro comunque c’è un sacco di rivalità e competizione

B. V. : (ine.) sicuro questo.

T.M: una roba allucinate.

B. V. : ma perché quindi le persone ovviamente gli dan tutte del tu?

T.M: si, ma perché non saprebbero coniugare i verbi a una diversa persona, molte (ride) va be, e poi perché loro stesse si pongono così cioè proprio da ere., cioè no ma, sono persone anche molto limitate ti dico io comunque, se vedo un personaggio di rilievo, il produttore

B. V. : (ine.) rispetto dai.

T.M: del cinema, sono andata a presentarmi e gli ho detto <piacere, molto lieta>, cioè, lui m’ha guardato come quasi e lì però rischiavo quasi di essere fuori luogo, perché se loro vogliono essere liberi di fere i cretini e vedono una che si presenta in un certo modo….

B.V.: (ine.) il paradosso proprio

T.M: sììììì

B. V. : paradosso.

T.M: si sentono imbarazzati.

B.V.: (ine.)

T.M: io ero imbarazzante.

B. V. : pensa te!

T.M: io ero imbarazzante.

B.V.: son persone .. ti asp.. cioè, dalle tue parole dici mmmm appunto, non è una persona che magari considero del tutto negativa, è una persona che ti può dare tanti spunti no? Cioè, come dire…

T.M: sì, il problema è che

B.V.: è una persona interessante no?

T.M: brava! No, no non lo è stato.

B.V.: e tu l’avevi, quindi tu come dire, l’avevi non ti dico che Taveviiii (ine,) andavi con quello scopo, però come dire, dai? Se magari c’è l’occasione

T.M: sì! Sì Sì avre.. sì, perché pensavo però che l’approccio fosse diverso, che ci fosse un momento, adesso non voglio dirti istituzionale, no? Perché no! Però pensavo ci fosse un momento serio e poi, ripeto, un degenero o un cambiamento di cosa in cui però mi faccio i fatti miei. Quindi, se avessi avuto un canale in cui della serie, faccio un colloquio con una persona no? E questa persona mi dice <aaa torna, così riparliamo> eh! sarei andata, capisci? ma posto che, si è aperta un tipo di serata in cui io non so se lui sapeva, o comunque capirà, che io non ero non mi proponevo in quella veste, ma non mi pongo neanche più il problema, cioè, o la Nicole mi telefona e mi dice guarda, ti vuole parlare e io gli dico <no guarda Niky non vengo più> e lui, a questo eventuale non vengo più, dice no no no, ma vediamoci in ufficio alle quattro del pomeriggio, capito? E’ un’altro discorso. E poi anche li ci pensieri molto bene, perché ripeto, non mi piace! ma io ho chiesto alla Nicole, ma certe persone, che non mi sembrano tutte delle flgone come fanno ad avere certi ruoli, la strada è unica? E lei m’ha detto <no no, però attraverso di lui è facile che lo sia>

B. V.: quindi insomma…

T.M: no ma, mmm dico, io per esempio non pensavo che ci fosse un sistema, a fine serata, chiamiamolo di ringraziamenti e congedi in cui tu ricevi qualcosa.

B. V.: ee a tutte le persone e tutte le volte?

T.M: (ine.) no, brava! Non a tutte.

B. V. : annuisce

T.M: a sua discrezione come del resto, un padrone di casa no? su tutto, diciamo, può avereeee preferenze e gusti, ad un certo punto, di dico, quello è stato l’approccio all’inizio in cui m’ha detto quelle due cose ha cantato sta canzone in francese poi basta perchè io non ho più rivolto la parola, dopo di che son stata chiamata mmm con la Nicole eh, però in disparte, nel suo ufficio, <ah, come sei stata, come non sei stata> e appunto come ti ho detto no, non è il mio stile, lui m’ha detto <guarda, vorrei darti un contributo per i tuoi studi, questo è quanto>. Io lì, siccome io, non ho fatto niente di male e siccome mi viene detto <averi piacere di aiutarti negli studi, perchè la Nicole mi dice che, studi, sei una brava ragazza, tieni> io lì ho detto grazie ho preso e sono  andata e quando mi è stato detto <ahhh, maaa non mi ringrazi?> tipo una battuta, che però ho capito benissimo a cosa si riferisse, ho detto <no!> della serie, il mio ringraziamento è dire grazie! Anche perchè altrimenti no? Questa cosa te la puoi tenere! Tu mi dici che mi aiuti per gli studi guarda, fai pure. E, visto che non mi hai chiesto niente e che io non tornerò mai più no?