IPAD2: LO SBALLO E’ SERVITO. LO VOGLIO LO VOGLIO LO VOGLIO

Il titolo di questo post mi sembra abbastanza chiaro. Il sequel dell’iPad è davvero una libidine totale. Ora, al di là della presentazione come sempre scoppiettante e della comparsa a sorpresa di Steve Jobs sul palco dello Yerba Buena di San Francisco (a proposito, non sembra uno che ha poche settimane di vita e l’ho scritto), il prodotto in sé ha compiuto non pochi passi in avanti. Il che prova, nuovamente, la mia teoria: resistere, sempre, alla tentazione di c0mprare la versione 1.0 di ogni cosa targata Apple. E’ rivoluzionaria – senza dubbio, iPhone docet – ma è dal 2.0 in poi che si inizia seriamente a ragionare (anzi, io direi che la versione 3 è sempre la migliore, la più stabile). Ora, io sono un Mac user dal 1992. Il che significa che c’è stato un tempo in cui, al liceo, eravamo solo in due a usare Apple e mi potevo scordare giochi e/o condivisioni di ogni sorta. Un periodo buio. Fedeltà che col tempo ha pagato. Ora vedo il mondo invaso di gente con le cuffiette bianche nelle orecchie e sorrido: chi è il fichetto adesso? Ma non è questo il punto, sto divagando. Quello che voglio dire è che conoscono bene la Apple. E ho fatto bene a resistere e non correre allo store di Covent Garden a fare la fila e prendermi l’iPad come ogni Mac-Aficionado che si rispetti. Perché è l’iPad 2 – che da qui in poi chiameremo Evo, da evolution – il vero oggetto delle meraviglie. Ora, ad essere sinceri, come dicevo prima, la macchina definitiva sarà la prossima – iPhone 3GS, MacBook Pro… la lista è lunga. Ma chi riesce a resistere un anno ancora? Intanto l’iPad Evo è più leggero, più sottile e più potente. E questo ci piace. Appena lo si prende in mano – come ho fatto io l’altra sera a Londra, alla presentazione ufficiale presso il BBC Television Centre – si capisce subito la differenza. E’ più compatto eppure, allo stesso tempo, sembra più solido. Il processore dual-core A5 è  due volte più veloce del precedessore (il che significa multitasking più fluido, con ritardi ridotti). Più potenza significa poi più versatilità. Detto questo, l’aggiunta più importante sono senza dubbio le telecamere – fronte e retro. Ora, io non mi vedo fotografare o riprendere con l’iPad (in HD, of course), ma certamente poter videochiamare con Skype – o FaceTime – ha i suoi vantaggi. Diciamo che questa versione è un po’ più vicina alle necessità di chi “produce” contenuti, e non solo li consuma. Traduzione: l’80% del mio lavoro ora lo potrei fare con l’Ipad. Uso il condizionale perché per le missioni – correre dietro ad Assange con Nikon e telecamera; 18 ore di vertice G20 – ci vuole ancora il laptop – MacAir 11 nel mio caso. Ma questo è un gap che forse non si potrà mai colmare. Come dire: uno non può avere una spider decapottabile a due posti secca e poi lamentarsi perché non puoi farci il trasloco di casa. C’è un limite a tutto. E poi Apple vuole comunque venderci il più alto numero di prodotti possibili. Missione compiuta, per lo meno con me. E poi l’iPad Evo viene in bianco e ha una specie di copertina di Linus magnetica che lo protegge senza rovinare il design. Insomma. Basta, pietà, basta. Lo voglio, sì, lo voglio.

IPAD: TI PREGO DIMMI A COSA SERVI CHE TI VOGLIO

In quanto utente Apple di vecchia data non posso certo perdermi l’uscita dell’ultima meraviglia della Mela. Ecco quindi il mio umile commento sull’iPad, la tavoletta dei desideri. Andiamo subito al sodo: va bene, il design e’ fichissimo; ok, e’ sottile veramente e costa poco. Ma a cosa serve? A tutto e niente, probabilmente – e questo forse ne decretera’ il successo. Quando ragiono se comprare o meno un oggetto – soprattutto Apple – penso prima a come s’inserira’ nella mia vita: vado, diciamo, per scala d’esperienze. Cosi’ metto a bada la fregola. E ci so fare, visto che ho aspettato due anni prima di comprare l’iPhone.  Ma, devo essere sincero, quando alla fine ho ceduto – modello 3GS, prima non ne valeva la pena – mi ha cambiato la vita. In termini di lavoro e in termini di cazzeggio. Esempio. Stavo in Giappone e il check-in online del volo BA di ritorno mi apriva proprio mentre ero in viaggio da Kyoto a Tokyo sul bullet train.  Non volevo perdermi i posti migliori – 12 ore di volo – quindi ho sfoderato l’iPhone, sito BA, check-in online, offerta di upgrade a economica plus a un piatto di fagioli, carta di credito, upgrade e check-in risolto. Tornare ai Beatles. Oppure. Crollo totale dei sistemi informatici in dato evento da seguire – capita spessissimo. Pazienza. IPhone in mano, mi collego al sistema editoriale dell’Ansa via Safari, scrivo, invio. Fino a notizie da 20-25 righe si fa senza problemi. Insomma, quel diabolico aggeggio che ho sempre in tasca davvero non e’ piu’ un cellulare, e’ un terminale.

Ma stiamo parlando dell’iPad o dell’iPhone qui? Calma, ci arriviamo. Il punto e’: se il secondo e’ davvero una rivoluzione, il primo rischia di essere solo un gingillo. Ragioniamo. Vado in Giappone – o a Timbuktu, Bora Bora, fate voi. L’iPhone mi sta addosso, e su questo siamo d’accordo. Ma l’iPad? Lo metto in valigia? Che me ne faccio? Voglio controllare la posta? IPhone. Ho bisogno di andare in internet un attimo? IPhone. Mi viene un’idea per un passaggio del novo libro – succede quanto meno te l’aspetti – e non ho carta e penna? Le note dell’iPhone – e poi me le spedisco via mail. Ergo. Andassi in viaggio non mi porterei l’iPad. Proseguiamo. L’altro giorno sono andato a Oxford a seguire la lezione di Beppe Grillo. E mi sono portato il MacBook perche’ il mio Asus Netbook da reporter dopo manco due anni e si’ e no 15 missioni gia’ funziona quando cavolo gli pare a lui e la batteria dura 30 minuti. Il mac, alla fine,  e’ abbastanza leggero (2kg) e soprattutto affidabile. Ecco, in quella situazione, ci andrei con l’iPad? Non ne sono sicuro. Ma posso io girare sempre con il mac appresso? Certo che no. Per le emergenze ho l’iPhone. Per il lavoro serio – scrittura a casa, vertici, missioni non di guerra o terremoto o comunque di movimento – il MacBook. Con il quale ci faccio anche editing foto e video. Per quello che ci sta in mezzo alla fine credo che darei un’altra chance all’Asus e comprerei il nuovo Eee: che costa poco, se si rompe stica, ha 160GB di memoria, ha le prese USB, pesa niente, e’ carino. E se ci devo ritoccare una foto, scaricare dei dati, alla fine ci riesco. Male ma ci riesco.

Passiamo dunque alle critiche vere. La tavolozza Apple non ha una presa USB, solo un Kit Foto grazie al quale puoi collegare la camera o la scheda SD. Prima stronzata. Non ha dei piedini estraibili, cosi’ se devi scrivere in modalita’ landscape sei fottuto, a meno che non prendi il case Apple (geniali) apposito. Ma lo devo vedere nella realta’ prima di esserne convinto. E due. Dubbio. Avete presente quando tenete l’iPhone orizzontale per leggere meglio internet o Facebook? Ok. Poi chiudete il programma – pigiando il bottone – e lanciate un’altra applicazione. In quel passaggio il dock dell’iPhone non e’ sensibile alla modalita’ landscape. Quindi lo dovete rigirare. Ma e’ un cacchio di cellulare, si fa tutto con una mano, non da’ fastidio. Ecco, se pure l’iPad fa cosi’ e’ la morte civile. Conoscendomi nel giorno sbagliato finisce sul muro. Possibilmente tre. Poca memoria – 16 GB? E che ci faccio? Almeno 64. Quattro. Sono limiti forti, se uno deve scegliere tra un netbook e l’iPad.

Detto questo. Anche l’iPod non era un prodotto rivoluzionario ma ha cambiato le sorti della Apple. Era un buon lettore Mp3 fra tanti. Punto. Ma ci e’ sembrato la rivelazione. Un po’ come col Cristianesimo. Tra il II secolo avanti Cristo e l’anno zero in quella parte di mondo si sono affastellati una tonnellata di profeti: Mitra, Osiride, San Giovanni Battista… Poi e’ arrivato Gesu’. E bang, monoteismo. PR, voi direte. Ovvio. Gli apostoli sono il primo esempio di ufficio stampa nella storia. E Steve pure non e’ male. Non e’ detto che la storia, per l’appunto, non si ripeta. L’iPad forse introdurra’ nuove esperienze di utilizzo che al momento non possiamo prevedere e che fra non molto – quando le app si moltiplicheranno – diventeranno fondamentali. Il book store della Apple potrebbe sparigliare le carte e rinverdire il mercato della narrativa. Prevarra’ la classica logica turbo-capitalista – accordi con grandi editori, ergo grandi nomi, ergo Dan Brown vendera’ ancora di piu’ – oppure si apriranno  spazi nuovi per l’editoria tutta? – ergo autore medio-piccolo magari trova uni visibilita’ su iBook sconosciuta nella libreria classica. Magari l’iPad lo terremo sul tavolino di casa, giusto per il cazzeggio hi-tech wi-fi, da solo o in compagnia. Basta tutti in piedi intorno al monitor per vedere il video dei salti con lo snowboard. Tutti seduti sul divano, birra e sigarette, l’iPad passa di mano – come succedeva una volta con le canne – e ci si mostra le cose.

Ad ogni modo, qualunque cosa sia, serva, o servira’, da buon utente Apple della prima ora so solo una cosa. Se proprio devo aspettero’ la terza versione. Mamma Apple ha infatti la brutta abitudine di testare i suoi prodotti sui fan. Se l’iPad 1.0 vi sembra allora gia’ una figata, aspettate la versione 3.0 per andare in estasi. Sara’ quella che funziona veramente – e che, prevedo, avra’ anche una porta USB