FRATELLI COLTELLI – ECCO COME WIKILEAKS TI SPIEGA LA CRISI LIBICA

(ANSA) – LONDRA – Litigiosi, competitivi, in lotta tra loro per un posto al sole al fianco dell’ormai anziano leone della rivoluzione, il padre-padrone Muammar Gheddafi. E’ nella faziosità dei figli del rais – messa a nudo dall’ennesimo cablogramma targato WikiLeaks – che i diplomatici americani hanno intravisto, per la prima volta, le crepe nel monolito libico. Un gioco di specchi, sgambetti e gelosie che rischia, in alcuni casi, di aver costeggiato i pericolosi confini della fronda. Un modo di fare che, in un relativamente breve lasso di tempo, ha permesso l’apertura di ‘spazi’ di dissenso sino a pochi anni fa impensabili. Tanto che la situazione è alla fine sfuggita di mano.

“Una serie di eventi suggerisce che la tensione tra i vari figli di Gheddafi è aumentata a partire dalla scorsa estate”, riporta un cablo datato marzo 2009. “Benché le guerre intestine non siano una novità nella famiglia Gheddafi, la recente ‘escalation’ tra Saif al-Islam e Muatassim, Aisha, Hannibal e Saadi, avviene in coincidenza di un periodo delicato nella storia della Jamahiriya”. “Il 40esimo anniversario della rivoluzione, l’elezione di Gheddafi a presidente della Lega Africana, la proposta di riforme politico-economiche, l’idea d’introdurre una costituzione nonché le vociferate elezioni – prosegue il cablo – sono tutti fattori che indicano come la Libia stia attraversando un particolare periodo di turbolenza”. Una delle ragioni principali di questa tensione sarebbe il ruolo di delfino assunto dal secondogenito Saif – e quindi la gelosia dei fratelli, in particolar modo di Muatassim. Che vede in malo modo le aspirazioni ‘liberali’ del fratello. “L’arresto e l’intimidazione di un certo numero di alleati di Saif, da un lato, e le mosse tese a circoscrivere il ruolo di Muatassim dell’approvvigionamento di armamenti, dall’altro, mostra come il livello di discordia tra i fratelli sia alto”, nota il diplomatico USA nel suo dispaccio. E’ un eufemismo. I figli del Colonnello a un certo punto sono arrivati ai coltelli. Muatassim, nel 2008, ha ad esempio chiesto al presidente della società petrolifera statale 1,2 miliardi di dollari per costituire un corpo di milizie personali. E tutto per sostenere la sfida col fratello Khamis, comandante delle forze speciali libiche – i pretoriani di Gheddafi, né più né meno. Ai figli del rais i denari d’altra parte non mancano, visto che ognuno di loro può contare su stabili “flussi di denaro provenienti dalle società petrolifere statali”.

L’abitudine ai bagordi di Saif, dato il conservatorismo della società libica, è specialmente visto come una “fonte di preoccupazione”. Ancor di più lo è però la sua organizzazione regionale creata per “identificare pubblicamente e sanzionare individui che hanno compiuto abusi in materia di diritti umani”. Mossa che, dicono le fonti USA, è stata percepita come una “minaccia” dai falchi del regime. In conclusione. Visto la salute ormai “precaria” di Gheddafi e la “mancanza di un meccanismo che regoli la successione”, “l’acuta rivalità tra i figli del rais potrebbe giocare un ruolo importante, se non cruciale, sulla capacità della famiglia di mantenere il potere una volta che il Colonnello sia uscito si scena, un modo o nell’altro”.

 

SAIF ERA IL VOLTO PULITO DEL REGIME – ORA E’ FONTE D’IMBARAZZO PER ESTABLISHMENT BRITANNICO

(ANSA) – LONDRA, 22 FEB – L’establishment britannico aveva puntato su Saif come possibile successore del Colonnello: impeccabile accento inglese, dottorato di ricerca alla London School of Economics, aspirazione liberale. Ora, dopo la lunga apparizione in TV in cui il secondogenito di Gheddafi ha promesso di resistere fino all’ultimo proiettile, le alte sfere del Regno Unito si trovano a fare i conti con l’imbarazzo tipico di chi ha puntato troppo sul cavallo sbagliato.

In primis, i Windsor. Il principe Andrea ha più volte visitato la Libia in qualità di ambasciatore britannico per il commercio estero. A Tripoli si è spesso intrattenuto in compagnia di Saif. Cortesia che Andrea a ricambiato ospitando il figlio del rais a Buckingham Palace e al castello di Windsor. Saif, d’altra parte, è di casa a Londra – nel vero senso della parola. Il Gheddafi ‘liberale’ possiede infatti una villa da 10 milioni di sterline in Bishop’s Avenue, indirizzo esclusivo nel quartiere di Hampstead. Tra le sue frequentazioni altolocate si contano poi i Rothschild, celebre dinastia di banchieri. Fu proprio a un party presso la ‘mini-Versailles’ del quarto barone Jacob, nel Buckinghamshire, che Saif fece la conoscenza di Lord Mandelson. Era il 2009. I due, riportano le cronache, andarono subito d’accordo. Saif e Nathan, figlio ed erede di Jacob, sono poi grandi amici. Così come lo sono Mandelson e Nathan. Tanto è vero che tutti e tre, in varie occasioni, si sono ritrovati nella villa di Corfu dei Rothschild. La ‘connection’ con la magione greca è importante. Qui, infatti, nel 2008 si tenne l’incontro fra l’attuale Cancelliere dello Scacchiere George Osborne e il magnate dell’alluminio russo Oleg Deripaska. Osborne (ex compagno di scuola di Nathan) fu costretto a negare di aver chiesto all’ex oligarca donazioni a favore dei Tory mentre Mandelson dovette rispondere alle accuse di aver favorito Deripaska in qualità di Commissario UE al Commercio.

Non è dunque un caso che la Libyan Investment Authority, il fondo sovrano libico, abbia acquistato una quota da 300 milioni di dollari quando l’anno scorso la Rusal – che fa capo a Deripaska – è sbarcata sul listino di Hong Kong: gli amici prima o poi diventano ‘partner’. L’operazione Saif da domenica sembra però ormai naufragata del tutto. Anche la LSE – dove discusse una tesi sul ruolo della società civile nella democratizzazione delle istituzioni globali – ha preso le distanze dalla Libia. “Il discorso in TV di Saif fa parte del repertorio di Shakespeare o di Freud”, ha commentato il professor David Held, tutor del giovane Gheddafi. “Ho visto un uomo diviso fra la lealtà alla famiglia e le sue aspirazioni verso le riforme. Non era il Saif che ho conosciuto così bene nel corso degli anni”.